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  • Roberto Berlini

Mondovì: un santuario da record

Poco distante da Mondovì, nel territorio comunale di Vicoforte, sorge il Santuario della Natività di Maria Regina Montis Regalis, grandioso complesso architettonico che rappresenta uno dei poli principali della devozione mariana piemontese. Scopriamo con Monugram, lo "Shazam" dei monumenti, la storia di questo spettacolare complesso monumentale!


Nella valletta di Vico, tra le Alpi monregalesi, sorge all’orizzonte l’immensa cupola ellittica, che per la sua tipologia è la più grande del mondo. Anche l'affresco a ciclo unico che decora internamente la cupola è considerato uno dei più grandi del mondo. Entrando nella chiesa, si nota al centro del vasto ambiente una sfarzosa struttura a baldacchino in marmi policromi, già pensata da Francesco Gallo, ma portata a termine da Bernardo Antonio Vittone, in cui appare incastonato come gemma preziosa l’antico pilone con l’effigie di fine Quattrocento della Madonna del Monte Regale, il cuore pulsante del santuario, attorno a cui si è sviluppato nei secoli il complesso sacro.

Nel 1590-92 un cacciatore colpì senza volerlo con un’archibugiata un pilone del baldacchino, nascosto da arbusti e rovi. L’immagine della Madonna, nel punto in cui era stata colpita, cominciò a effondere sangue, attirando su di sé l’attenzione della comunità di Vico e diventando presto meta di pellegrinaggio. La dinamica dei fatti all’origine del culto mariano di Vico, che si espanse a tal punto da giustificare la costruzione di un oratorio e di una foresteria per i viandanti.


Fu nell’ultimo scorcio del Cinquecento, con il duca Carlo Emanuele I, impegnato nella costruzione d’un forte potere statuale, che i Savoia, da secoli devoti alla Vergine, intuirono le potenzialità del culto legato alla Madonna di Vico, assegnando la conduzione del santuario non più al vescovo e alle autorità municipali, bensì a ordini religiosi indipendenti (ma fedeli a casa Savoia). Il culto mariano di Vico, non più confinato a una realtà locale, venne quindi proiettato in una dimensione dinastico-statale, e questa “appropriazione” da parte dei Savoia spiega gli importanti investimenti compiuti dal duca Carlo Emanuele I per finanziare i lavori di costruzione del complesso. Il cantiere, rallentato alla morte del Vitozzi nel 1615 e poi del duca nel 1630, riprese la piena attività un secolo più tardi con l’intervento dell’architetto e ingegnere Francesco Gallo.

L’importanza attribuita dai Savoia alla promozione del sito trovò conferma nella scelta di allestire all’interno del santuario il sepolcreto dinastico, con le spoglie dei membri della casa ducale accolte nelle cappelle laterali. Il progetto venne poi accantonato, perché le attenzioni dei duchi si rivolsero in seguito al santuario di Oropa, più vicino alla nuova direttrice di espansione verso est, e alla basilica di Superga, scelta nel Settecento come sacrario della dinastia, però si fece in tempo a erigere la cappella di San Bernardo, che ospita la tomba del duca Carlo Emanuele I. Nella cappella di San Benedetto è visibile invece il cenotafio della principessa Margherita di Savoia-Gonzaga, figlia prediletta di Carlo Emanuele I, dal 1634 viceregina del Portogallo, le cui spoglie si trovano però non a Vico, dove avrebbe desiderato, bensì in un monastero di Burgos in Spagna, terra in cui morì nel 1655 durante il viaggio di rientro in Piemonte.


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